sabato 5 maggio 2012

italian sideways

per chi ha voglia di avventurarsi lungo sentieri insoliti, c'è una rassegna molto interessante al teatro la cucina, che si trova all'interno dell'ex paolo pini di via ippocrate 45 (la stessa location di da vicino nessuno è normale): debutta stasera alle 21 e propone una serie di film italiani di produzione indipendente, e incontri con i registi che li hanno realizzati, oltre a seminari a tema.

si comincia - stasera, appunto - con the last farmer, di giuliano girelli, dedicato ai contadini del terzo mondo che hanno perso la terra da coltivare. un documentario girato fra indonesia, guatemala e burkina faso. qui trovate i prossimi appuntamenti (19 maggio e 3 giugno), che affronteranno i temi del corto e del lungometraggio. ciascuno con un seminario pomeridiano specifico (su prenotazione).

l'ingresso alle proiezioni costa 5 euro. spesi benissimo, direi.

treninellanotte@gmail.com

almeno comprami un'aspirina

scopro per caso che il blockbuster dietro via leoncavallo, vicino a casa mia, diventerà una parafarmacia. tutti i blockbuster, lo diventeranno. non amavo i blockbuster, in realtà. i film cacciati dentro alla rinfusa, nino d'angelo accanto a billy wilder, il sorriso equino di julia roberts moltiplicato per dieci su una parete che pareva un ippodromo, quei dvd rigati, bucati, in cui mancava sempre un pezzo di film. e poi l'invasione progressiva dei videogiochi, gomorra di saviano vicino alla pizza surgelata, no, macché, per un cinefilo snob era come camminare tra le pozzanghere con un abito da cerimonia. dovevi stare attento a non inzaccherarti di normalità, cercando anzi di far notare che tu eri lì di passaggio. al limite, godendo nel far la fila per chiedere al cassiere l'ultimo dei dardenne. che c'era, quasi sempre. facendoti sentire un cretino.

e così, perderò anche il gusto di scivolare tra gli scaffali orecchiando i discorsi delle coppie che sceglievano il film per la serata, esercizio che mi costringeva a mordermi la lingua perché l'istinto era sempre quello, del maniaco scassamaroni, del professorino - come mi bollò un amico, critico di quotidiani - che non resiste alla tentazione di far piacere agli altri quello che piace a lui.

e poi, in fondo è grazie a blockbuster che ho scovato perle inattese, come election, di payne, francesca, di paunescu, oro rosso, di panahi, il fiore del mio segreto, forse il miglior almodovar di sempre, le patatine messicane piccanti... ma quelle non sono un film e comunque le vende anche il cinese di via padova...

insomma, adesso che ne ho capito il valore, il blockbuster chiude. aprirà uno store del benessere: farmaci, cosmetici, pasta, giornali. come dire: il cinema è morto, la fantasia non sta molto bene, almeno comprami un'aspirina. e ho perso anche l'occasione di domandare perché emettessero scontrini così lunghi. forse, sono falliti per quello.

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venerdì 4 maggio 2012

la battaglia è finita?

rivisto, in un cineforum, la battaglia di algeri, di gillo pontecorvo. magnifico ritratto di una sconfitta, comunque la si pensi: quella della sinistra italiana che nel 1966 sognava ancora la rivoluzione, e nel frattempo raccontava quella dei popoli oppressi. senza sapere che si sarebbe fermata alle metafore. resta un film superbo, una riflessione politica, tattica e morale. politica, su come pilotare la conquista della libertà ("ma il difficile verrà dopo"), provando anche a dare nuove regole alla società (i bambini che fanno cadere il vecchio ubriaco: vengono in mente i fratelli musulmani, ma anche le rigide norme di comportamento richieste nel vecchio pci); tattica, sulla rivoluzione (e sulle strategie per contrastarla); morale, sulla responsabilità della società francese che non poteva fingere di non sapere che prezzo avesse il dominio sull'algeria. e lo sforzo di pontecorvo di far capire le ragioni dei francesi aumenta il valore del film. che, tra un bianco e nero di infinite sfumature e una lezione di tensione (tutta la sequenza del triplice attentato, con la musica araba che sembra un battito cardiaco e un timer), è un tesoro che riemerge dal tempo. dopo il film, c'è pure lo spettatore sulla cinquantina che dice: "adesso vediamo che cosa se ne fanno gli algerini dell'indipendenza". ecco perché è bene proiettare ancora questi film. comunque la si pensi

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giovedì 3 maggio 2012

siate voraci

c'è una rassegna gratuita, in corso a milano e organizzata dal comune, dedicata al cibo: ancora sette film, fino al 10 maggio, alle ore 20.30, a palazzo morando, in via sant'andrea 6. solo 120 posti disponibili. i titoli li trovate qui, personalmente vorrei suggerirvi di recuperare almeno big night, di stanley tucci e campbell scott (lunedì 7), una piccola, deliziosa commedia su due fratelli di origine abruzzese che gestiscono un ristorante sulla east coast degli stati uniti, ma hanno idee diverse sullo stile di cucina da proporre. indimenticabile il finale, con la lezione su come si cucina una frittata. e nessuno mi leva dalla testa che il cuoco italiano con i baffoni che ogni tanto sbuca nei simpson arrivi da qui...

degno di nota, secondo me, è anche il bizzarro lunga vita alla signora, di olmi (giovedì 10), ovvero una cena dell'altissima società, fra misteri e rigidi rituali, vista con gli occhi (contadini, quindi del regista) di un giovane cameriere.


e, per chi se lo fosse perso, in rassegna c'è pure questo... (domenica)


cosa c'è da vedere a milano-l'agenda di treninellanotte: la talpa, di alfredson, stasera alle 21 al cineforum bareggio (anche su facebook)




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mercoledì 2 maggio 2012

cosa si vede in città

scoprire che cosa succede in città con la scusa di vedere un film. o viceversa. domani sera, 3 maggio, alle 21, alla casa dello studente di via pascoli, cineforum degli universitari della terna sinistrosa. in calendario, ogni cosa è illuminata, di schreiber, piccolo gioiello, tra l'altro. nei prossimi appuntamenti, il gioiellino di moliaioli (10 maggio) e basta che funzioni, forse l'ultimo allen degno di nota (il 17). ingresso libero.

qui per saperne di più.


cosa c'è da vedere a milano-l'agenda di treninellanotte - è cominciata, alla mediateca santa teresa in via moscova 28 e a sesto san giovanni in piazza montanelli 14, l'edizione 2012 del festival di documentari "docucity": proiezioni, eventi speciali, presentazione di libri.
tra gli appuntamenti, venerdì 4 maggio, un incontro con marco bechis (in mediateca alle 17). ma segnalo anche il curiosissimo cartoon 42 storie da un edificio mondo, di donatello de mattia e francesca cogni, amici di treninellanotte, conosciuti davanti a un piatto di cous cous in questo covo di visionari...(giovedì 3 in mediateca alle 16 circa).

giovedì 3 maggiomiracolo a le havre, di kaurismaki, al cineforum di via settala, ore 21.

e poi, segre, clooney e allen in arrivo al san fedele...




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martedì 1 maggio 2012

cinema a regola d'arte

c'è una nuova rassegna dei giovani turchi de la scheggia al via: domani sera (mercoledì), alle 21.30, al ligera di via padova 133, con quattro appuntamenti. e dedicata ai film che raccontano la vita di grandi pittori. scelti, però, andando a cercare altrettanti registi che hanno segnato la storia del cinema. e così, sfileranno henri de toulouse lautrec, van gogh, goya e rembrandt rispettivamente in moulin rouge di houston, brama di vivere di minnelli, l'ultimo inquisitore di forman (unico dei quattro film che non sia strettamente legato alla vita dell'artista) e nightwatching di greenaway. ingresso 2 euro più tessera associativa (3). quando possibile, i film sono in lingua originale.

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primo maggio


la sua soddisfazione è il nostro miglior premio...

ipotesi per ragionare sul lavoro attraverso il cinema, oggi, primo maggio: recuperare tre film di laurent cantet.

risorse umane, del 1999 (il tema della perdita dell'impiego, attraverso il confronto generazionale: i figli contro i padri); a tempo pieno, del 2001 (il rifiuto del lavoro come identità, veste sociale e responsabilità, la menzogna per illudersi di poter sfuggire al ruolo); la classe, del 2008 (la sfida del lavoro di educare nella scuola multiculturale).

nelle pause, un po' di relax.... (a tema)

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la grotta dei sogni nascosti

per occhi molto curiosi. oggi alle 19 torna alla cineteca di viale vittorio veneto 2 cave of forgotten dreams, ultimo film di werner herzog, nel quale il regista tedesco esplora un luogo magico, la grotta chauvet, nel sud della francia, dove si trovano le più antiche pitture rupestri mai rinvenute, risalenti a 32 mila anni fa. herzog si immerge nella montagna, con una piccola spedizione, fortemente vincolata dalle particolari condizioni di ripresa, rincorrendo l'intuizione che l'uomo abbia sempre avuto la necessità di rappresentare immagini in movimento. il film verrà riproposto anche il 3, 4 e 5 maggio.

qui per saperne di più.

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lunedì 30 aprile 2012

nudi alla guerra

hunger, di steve mcqueen, con michael fassbender, larry cowan, liam cunningham (ing/irl, 96'/2008)


brevi riflessioni a margine di un film che non vi dovreste perdere. come shame - girato dallo stesso regista tre anni dopo - anche hunger è una pellicola in cui il corpo diventa campo di battaglia. qui, però, non di un'ossessione sessuale autodistruttiva, ma di una guerra religiosa, di un conflitto tra carcerieri e martiri (nel senso originario di testimoni). i carcerieri sono gli inglesi, i martiri gli attivisti nordirlandesi nella prigione di long kesh, alla fine degli anni '70. il significato, le conseguenze - le ferite - di quella guerra passano, nel film, attraverso i pugni sanguinanti del capo delle guardie, un uomo qualunque che si veste da bancario e ingolla un sandwich amaro prima di costringere un altro prigioniero a lavarsi, come attraverso i capelli lerci, la pelle nuda, le ossa sporgenti dei prigionieri stessi. che si rifiutavano di pulirsi e vivevano in celle che essi stessi lordavano, perché uscendo per andare in bagno venivano picchiati, e si vestivano solo di coperte, rifiutando le divise, un modo per chiedere il riconoscimento dello status di prigionieri politici, negato da londra. corpi in lotta, picchiati, esposti con o senza vergogna, violati, usati come nascondigli, ritratti come in un dipinto vivente: la scelta è nitida. e potentissima.

un film (meravigliosamente) senza tregua, feroce per lo sguardo, hunger non è la storia di bobby sands, è una storia con bobby sands. il giovane leader che si lasciò morire di fame entra in scena quando lo spettatore è già immerso nel pozzo del carcere, non è lui a guidarci là in fondo. ma sarà lui a tirarci fuori, in un finale in cui il corpo si disintegra - letteralmente - sotto i nostri occhi e l'anima torna alla purezza - letteralmente - sotto i nostri occhi. o, almeno, torna all'origine di una scelta, del coraggio di una presa di posizione. che bobby aveva imparato da ragazzino, come ci racconta nel lungo colloquio con un sacerdote che avvita coraggiosamente il ritmo del film. quanti saranno? quindici minuti di dialogo con la macchina da presa ferma. ai due lati del tavolo, due anime dell'irlanda spezzata. e, subito dopo, la paziente ripresa di un secondino che lava il piscio da terra, lungo i corridoi della prigione, facendone scivolare rivoli nelle celle. se dentro i corpi non vedi persone, qualcuno avrà il coraggio di rinunciare al proprio corpo.



cosa c'è da vedere a milano-l'agenda di treninellanotte - da martedì 1 maggio, alla mediateca santa teresa in moscova e a sesto san giovanni in piazza montanelli 14, l'edizione 2012 del festival di documentari "docucity": proiezioni, eventi speciali, presentazione di libri.
tra gli appuntamenti, venerdì 4 maggio, un incontro con marco bechis (in mediateca alle 17). ma segnalo anche il curiosissimo cartoon 42 storie da un edificio mondo, di donatello de mattia e francesca cogni, amici di treninellanotte, conosciuti davanti a un piatto di cous cous in questo covo di visionari...(giovedì 3 in mediateca alle 16 circa).

giovedì 3 maggio, miracolo a le havre, di kaurismaki, al cineforum di via settala, ore 21.

e poi, segre, clooney e allen in arrivo al san fedele...


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domenica 29 aprile 2012

come so'? greche...

una piccola perla per tirarvi su il morale


carlo verdone racconta l'incontro con mario brega, che sarà suo padre in un sacco bello.

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dio bianco, tragedia nera

la-bas-educazione criminale, di guido lombardi, con yssouf abdou karer, moussa mose mone, giuseppe setola (ita, 2011, 100')

dio è bianco (da la bas)

formazione di un giovane bandito che sognava nuove opportunità e invece si lascia possedere da un legame di famiglia e dalla differenza tra lavare le auto e vestire con eleganza. quando accetterà di assistere all'estrazione degli ovuli di coca dal corpo di una donna-corriere morta, farà il salto dai sogni alla realtà, sotto l'ala di uno zio-orco che non si considera migrante ma avventuriero (!). e sotterrerà, progressivamente, i suoi progetti di artista (e le sue norme di vita).

non è un film sugli immigrati, ma con gli immigrati. una tragedia dai meccanismi universali (lo zio che vendeva pomodori e ora spaccia in grande non potrebbe essere un irlandese in america o un italiano in germania?) che racconta, e in questo mi pare una novità, la criminalità nigeriana che ha messo radici nel casertano. trovando connessioni e protezioni con la camorra, o solo con una parte di essa. e lavora con molta cura sui colori, non soltanto dal punto di vista della fotografia... penso al bianco, soprattutto, perché bianco è potere, ricchezza, parità con l'indigeno che comanda. il bianco delle calze usate sui volti neri durante il regolamento di conti, in una mimetizzazione simbolica; il bianco del vestito che lo zio regala al nipote, segno di un legame più forte all'interno della sua famiglia criminale e che il ragazzo, alla fine, dovrà gettare nel bosco per poter tornare nudo nel buio, nero, dunque invisibile e salvarsi dai suoi sicari. bianchi.

la-bas, in francese, significa laggiù, indica la lontananza, la distanza, per esempio dall'africa all'europa, ma anche fra i progetti e la realtà, fra una vita sognata e la morte sfuggita. paradossalmente, però, anche tra l'ambientazione italiana (le insegne, le spiagge abbandonate d'inverno, i condomini e i locali che ricordano garrone, le rare apparizioni del dialetto locale) e la comunità nera, raccontata in un film in cui si parla solo francese e inglese. un mondo a parte dentro il nostro mondo, che ha importato le proprie regole e le proprie tradizioni, trapiandandole, letteralmente (vedi il legame fra lo zio-padrone e il protagonista). non c'è rapporto con gli italiani, se non il finestrino che si abbassa per comprare fazzoletti, la mano che allunga 150 euro per due settimane di lavoro, la scatola di scarpe consegnata in uno scantinato e dentro c'è la coca. del resto, per circolare, basta un permesso di soggiorno con la foto di un altro. "gli italiani non sanno distinguerci, pensano che abbiamo tutti la stessa faccia", dice qualcuno nel film. una faccia nera.

oggi è ancora in programmazione alla cineteca di milano (ore 21.15), dove martedì comincia una rassegna su angelopulos...

cosa c'è da vedere a milano-l'agenda di treninellanotte - l'anteprima di tutti i nostri desideri, di philippe lioret (il regista di welcome), mercoledì 9 maggio alle 21 all'anteo di via milazzo: cliccate qui per saperne di più.

il 7 maggio al cineforum del circolo torna la rassegna sul noir con collateral, di michael mann (ingresso gratuito).

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